IO, PSICOTERAPEUTA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Sono una psicoterapeuta ma prima di tutto sono una persona e, come tutti, anche io ho paura, di ammalarmi, di vedere persone care soffrire e forse morire, di perdere il lavoro, insomma, sono come tutti gli altri. Ma sono anche psicoterapeuta. Mai come in questo periodo ho avvertito la differenza tra “essere” e “fare”. Essere psicoterapeuta significa che la mia scelta è stata di vita, io “sono” psicoterapeuta, non “faccio” la psicoterapeuta.

Questo assunto mi ha messo di fronte ad un periodo intenso, fatto di attenzione a me stessa, ai miei cari, alle persone con le quali lavoro, alla società nella quale vivo, al mondo. E i miei cinque sensi si sono attivati all’unisono in una danza che mi ha permesso un’attenzione ed un arricchimento incredibile. Durante le videochiamate ho riscoperto gli occhi e le orecchie, la visione e l’udito, lo sguardo e l’ascolto. Gli occhi, impegnati in un lavoro continuo, lo sguardo aperto, che osserva in ogni direzione, con interesse, curiosità, scrutando anche qualcosa che non appare immediatamente o un movimento impercettibile del volto, unica parte visibile nel comunicare attraverso una videochiamata. L’udito attento, pronto a cogliere sfumature nel tono della voce, nel ritmo, nelle parole usate, e l’ascolto pronto, concentrato, su ciò che mi arriva, la sensazione, la percezione di ciò che l’altro mi sta rimandando. Gli altri tre sensi si sono messi in gioco nella vita quotidiana, nel tempo ritrovato che questa pandemia mi ha regalato. Si, nonostante abbia portato dolore e paura, riconosco alla pandemia e a questo periodo così particolare alcuni pregi, come il tempo, le persone, gli hobbies, gli interessi che ho riscoperto. I primi due sensi, la visione e l’udito, sono stati utilissimi anche nella vita quotidiana e mi hanno permesso, con il tempo ritrovato, di soffermarmi più spesso su momenti della giornata: gli occhi mi hanno permesso di guardare i fiori che stanno nascendo in giardino (si, lo so, sono fortunata e ne sono pienamente consapevole, anche se me lo sono guadagnato questo giardino e la possibilità di starci!), oppure di vedere il solito scoiattolo che si arrampica sui pini, finalmente seguito dalla sua compagna, dopo giorni che andava in su e giù portando pezzetti di qualcosa non ben identificato, per, immagino, costruire il nido. E poi osservare la casa, vedere se fare qualche cambiamento, scoprire spazi diversi a seconda della luce nelle ore del giorno (in alcune si vede ancora meglio la polvere, soprattutto in controluce, nonostante spolveri spesso e non volentieri!). Le orecchie mi hanno dato la possibilità di ascoltare un po’ più di musica, di fermarmi ad ascoltare il cinguettio degli uccellini e anche i rumori della strada, molto più attutiti dei giorni normali; e poi il silenzio, sempre, perché la scuola elementare è chiusa. Mi mancano le grida dei ragazzini, i loro giochi, lo scandire della giornata a seconda che ci sia la ricreazione o il pranzo e, alla fine, l’uscita.

Ed eccoci arrivati agli altri tre sensi: tatto, olfatto e gusto. Questi tre, purtroppo, sono rimasti un po’ sullo sfondo durante le videochiamate ma si sono dati da fare nel resto della giornata, intrecciandosi e aiutandosi a vicenda. Attraverso le mie mani ho riscoperto il piacere di cucinare, di toccare alimenti, pulirli, sentirne il profumo, assaggiarne pezzetti, gustando sapori nuovi o riscoprendo sapori antichi. Un esempio: invece di comprare la solita insalata in busta o cucinare all’ultimo momento qualcosa direttamente dal freezer, ho comprato verdura fresca, e non al supermercato ma all’alimentari. Ed ecco ritrovato un vecchio modo di fare la spesa che in un attimo mi ha riportato alla mia infanzia quando la mia mamma mi mandava da Maria, l’alimentari a 500 metri da casa, fatto che mi faceva sentire importantissima e, soprattutto, grande, nonostante andassi alle elementari!

Assaggiare, toccare, odorare, guardare, ascoltare, cinque sensi all’unisono in una sinfonia di percezioni, sensazioni, emozioni!!! Per non parlare, poi, della ritrovata piacevolezza nello scavare, piantare, tagliare, estirpare erbacce, levare sporco, pulire, pitturare, rifinire.

Ogni mattina controllare se è nata una foglia, se è sbocciato qualcosa, se le erbacce sono ricresciute, se c’è bisogno di acqua, di pulizia, di concime. E parlare di questo mi riporta a tutto ciò che è accaduto e accade dentro di me da quando è iniziata la pandemia. Primo momento la paura, l’emergenza, mettersi in sicurezza e metterci anche gli altri: chiudo lo studio, avverto le persone con le quali lavoro e inizio il supporto giornaliero, anche ad amici, persone care. Ogni mattina un messaggio, una meditazione, uno scritto, nel pomeriggio un video, piccoli suggerimenti, idee, per sopravvivere a questo momento. Poi, passato un mese, inizio a prendere coscienza che non sarà per poco e mi fermo per comprendere come andare avanti. Ho bisogno di riprendere a lavorare, di riorganizzarmi, anche se continuo a godere di momenti ritrovati. Momento di panico: poche persone vogliono fare sedute online, mi sento perduta, anni e anni di duro lavoro e mi rimane poco e nulla. Decido di percorrere questo vuoto che mi si para davanti, di starci, percorro stadi di tristezza, senso di inutilità, rabbia, paura, dolore, dispiacere, mi lascio andare a ciò che provo, respiro ogni momento come portatore di nuove idee, cambiamento, trasformazione.

Respiro, respiro, sento, respiro, e piano piano mi rialzo, guardo davanti a me, chi sono. Sono io, sono una persona, sono una psicoterapeuta e mi dico: psicoterapeuta, cura te stessa, riprenditi, guardati e se c’è qualcosa da cambiare, cambiala!

Mi sono rimessa in marcia, ho iniziato a guardare la mia vita da un’altra prospettiva: non voglio lavorare come prima, non voglio lasciare ciò che ho scoperto e riscoperto in questo periodo, non voglio perdere me stessa per stare dietro agli altri ma voglio stare con me e con gli altri, aiutare me e aiutare gli altri, divertire me e divertirmi con gli altri. E allora avanti, nuova strada, nuovi obiettivi, nuova marcia. Come si dice sul Cammino di Santiago, nel quale prima o poi ritornerò, buen camino, e via, verso nuove avventure!!!

Questo articolo ha un commento

  1. raffaele

    Ho letto tutto di un fiato sembra un film in cui rivivo la vita di questi giorni. La riflessione: trarre insegnamento per il futuro nel cogliere ogni cosa che accadde, che vive nei paraggi, tanto a guardare lontano c’è sempre tempo…

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